Due presidenti, un’unica storia: Allende e Maduro attraverso il tempo
Ci sono momenti in cui la storia sembra ripetersi, non come copia, ma come eco.
Due paesi lontani, due epoche diverse, due uomini che non si sono mai incontrati: Salvador Allende e Nicolás Maduro.
Eppure, osservando le loro vicende, si ha l’impressione che stiano camminando sullo stesso sentiero, tracciato molto prima di loro.
Il Cile degli anni Settanta: un paese che vuole cambiare
Quando Allende entra a La Moneda nel 1970, il Cile è un paese elegante e ferito.
Elegante nella sua democrazia, ferito nelle sue disuguaglianze.
La terra è concentrata nelle mani di pochi, il rame — la ricchezza del paese — è controllato da imprese straniere, e la promessa di una vita migliore sembra sempre rimandata.
Allende arriva con un’idea semplice e radicale:
il Cile deve appartenere ai cileni.
Nazionalizza il rame, accelera la riforma agraria, aumenta i salari.
Vuole una rivoluzione senza fucili, una trasformazione dentro le regole della democrazia.
Ma ogni passo che compie scuote equilibri internazionali molto più grandi di lui.
Il Venezuela del XXI secolo: un gigante stanco
Molti anni dopo, dall’altra parte del continente, il Venezuela vive una storia che sembra scritta con la stessa penna.
Un paese ricchissimo di petrolio, ma povero nella vita quotidiana della sua gente.
Un sistema politico logorato, una ricchezza che scorre verso l’esterno, una popolazione che chiede riscatto.
Prima Chávez, poi Maduro, raccolgono quella domanda.
Anche loro parlano di sovranità, di risorse che devono tornare al popolo, di un paese che vuole camminare con le proprie gambe.
Anche loro puntano tutto sulla nazionalizzazione, sul controllo del petrolio, sullo Stato come motore della redistribuzione.
E anche loro, come Allende, scoprono che toccare una risorsa strategica significa toccare un nervo scoperto del mondo.
Gli Stati Uniti: la costante silenziosa
Nelle due storie, separate da mezzo secolo, c’è un attore che ritorna come una presenza costante: gli Stati Uniti.
Negli anni di Allende, Washington teme che il Cile diventi un precedente pericoloso: un socialismo democratico, eletto, legittimo.
La Guerra Fredda non ammette eccezioni.
Pressioni economiche, isolamento finanziario, sostegno all’opposizione: il terreno si prepara lentamente, fino al golpe del 1973.
Nel Venezuela di oggi, la logica appare simile, anche se il contesto è cambiato.
Il petrolio è la chiave energetica del continente, e il controllo della sua filiera è un interesse strategico globale.
Le sanzioni, i sequestri di petroliere, le pressioni diplomatiche, e — secondo le notizie recenti — operazioni militari che hanno portato alla cattura di Maduro, mostrano una continuità che attraversa i decenni.
La dottrina Monroe, nata nell’Ottocento, sembra non aver mai lasciato davvero la scena.
Due uomini, due epoche, un’unica domanda
Allende e Maduro non sono la stessa persona, non governano lo stesso paese, non vivono nello stesso tempo.
Ma entrambi si trovano davanti allo stesso bivio:
cosa accade quando un paese ricco di risorse decide di cambiare il proprio destino?
Le loro storie mostrano che la politica interna non basta mai.
Che la sovranità economica è sempre anche una questione geopolitica.
Che chi controlla le risorse controlla il futuro.
E che, in America Latina, ogni tentativo di emancipazione economica si scontra con forze che vanno ben oltre i confini nazionali.
Allende e Chávez: figli della stessa matrice massonica
Un filo simbolico lega il Cile di Salvador Allende al Venezuela della rivoluzione bolivariana.
Allende, massone dichiarato e membro della Loggia “Progreso”, interpretava la politica come un percorso di emancipazione civile, laico e repubblicano: un’eredità tipica della tradizione massonica latinoamericana. Dall’altra parte del continente, il chavismo si radica nella figura di Simón Bolívar, anch’egli massone, e ne assorbe l’immaginario iniziatico: la spada come strumento di liberazione, la missione storica del popolo, l’idea di sovranità come dovere morale. Pur senza attribuire a Chávez un’appartenenza massonica, è evidente che il suo progetto politico si nutre della stessa matrice simbolica che ha formato l’identità repubblicana dell’America Latina.
In questo senso, Allende e Chávez appaiono come eredi di un medesimo linguaggio politico, nato nelle logge dell’Ottocento e riemerso nei momenti in cui il continente tenta di ridefinire la propria autonomia.
Epilogo
Il Cile di Allende finisce con i carri armati davanti a La Moneda.
Il Venezuela di Maduro finisce — secondo le notizie di questi giorni — con un’operazione militare che porta alla sua cattura e al controllo esterno del petrolio.
Due finali diversi, ma una stessa trama:
la storia di paesi che cercano di rialzarsi, e di potenze che non vogliono perdere il loro posto al tavolo.

















