domenica 7 marzo 2021

A proposito di Rinascimento, pandemia, creatività e PD

La creatività, come dice Umberto Santucci non è sempre e solo inventare cose nuove, produrre idee e soluzioni mai trovate prima. Molto più spesso è riciclo di idee precedenti, riuso, riduzione o amplificazione, variazione, combinazione fra cose diverse. Anche le più grandi opere d’arte non nascono dal nulla, ma spesso riciclano opere precedenti. Un esempio per tutti è il Rinascimento, checché ne racconti #Renzi agli arabi,  che ripensa e ripropone a modo suo i canoni dell’antica bellezza greca e romana, in modo talmente originale da farne uno stile epocale.

La grande clausura mondiale che stiamo vivendo per fronteggiare la pandemia COVID19 costituisce un clamoroso cambiamento di scenario e di condizioni sociali e politiche generali, che richiede altrettanti cambiamenti nella soluzione di nuovi problemi e nella ricerca di nuove soluzioni. E’ dunque una gigantesca sfida alla creatività in tutti i campi, dalla geopolitica globale di lungo termine ai comportamenti personali quotidiani.


In Italia in questi giorni, con il Governo Draghi, con il Recovery Plan e con la crisi dei partiti si aprono degli scenari che soltanto degli stolti potrebbero comprendere. Il Pd, il maggiore partito del centrosinistra italiano si trova di fronte ad una scelta epocale, continuare a perdere elettori e voti, pur di mantenere un profilo indeterminato di lotta e di governo, avremmo detto tanti anni fà. Oppure saprà cogliere l'attimo per farsi delle domande? Chi siamo ? Chi e cosa vogliamo rappresentare e come vogliamo farlo?Domande di questo tipo quindi possiamo porci per cambiare il nostro mondo, partendo da sogni, utopie e idee di artisti, romanzieri, pensatori, futurologi, scienziati, economisti.  Ma ancora da discutere con tutte le forze progressiste europee e modiali: Che cosa succederebbe se ci fosse un salario minimo universale di sopravvivenza, come propose De Simone nei primi anni ’90, Che cosa succederebbe se si applicassero le tre R (riduci, ricicla, riusa) su larga scala, in sostituzione dell’usa e getta? Come si potrebbe sviluppare la filiera corta, dalla produzione al consumo? Come riprogettare i nuovi appartamenti, con lo sviluppo massiccio del telelavoro? Come riprogettare la scuola, mettendo insieme l’utopia di Illich con le tecnologie delle reti sociali? Che cosa insegnare, saper fare o saper essere? Che cosa premiare e incoraggiare, disciplina e obbedienza o autonomia e iniziativa? Insomma cogliere l'occasione di una pandemia globale che ha mostrato tutta l'inefficienza delle società "liberali" basate solo sul capitale e sulla mano invisibile di Adam Smith, senza alcun controllo dello Stato. 

La pandemia ha messo in drammatica evidenza problemi che sono stati ampiamente segnalati da scienziati, filosofi, sociologi, economisti. Per operare i cambiamenti necessari a convivere con epidemie e pandemie che saranno sempre più frequenti, perché fanno parte del sistema globalizzato predominante, non serve inventare cose nuove, ma per lo più basta tornare sulle idee di Rifkin, Stieglitz, Naomi Klein, Latouche, Mercalli, Petrini, per rendere il sistema globale un po’ più sostenibile e resiliente.

Certo il PD deve e può ripensare a cosa significhi essere di sinistra oggi e cosa bisogna fare e dire per esserlo, e questo può farlo solo se dopo essersi interrogato decida di aprire non un semplice e scontato congresso, quanto una conta di tessere e correnti,  con la passerella finale di primarie aperte a cui ormai nessuno crede più ma, piuttosto, farsi garante di un percorso che sarebbe laborioso, lungo e affaticante ma che potrebbe permettere l'affascinazione, la relazione, lo studio, l'incontro tra tante realtà vive e vegete nei gangli della ns società che però sono lontani dalla politica partitica e che il PD stesso non riesce ad intercettare. Da tutto questo non è detto che nasca alcunché oppure, magari, potrebbe nascerne il nuovo partito del lavoro, ecologista, che possa rispondere a molte di quelle domande di cui sopra e che possa "tentare" di rappresentare il cambiamento della ns società. Mentre a livello europeo, nella famiglia socialista, potrebbe essere il promotore di politiche che dovrebbero rispondere ad altre domande molto più complesse e mondiali. Le dimissioni di Zingaretti,


segretario del Pd, disgustato dalle correnti e dalla ricerca continua di posizionamento per le poltrone mettono una pietra tombale sul PD. Perché un elettore dovrebbe votarlo se il suo stesso Segretario ne traccia una così poco benevola rappresentazione ? Perché dovrebbe aderirvi se sa già, per bocca del suo massimo esponente, qual è l'azione quotidiana dei suoi dirigenti ? E perché dovrebbe votarlo, solo per consentire a questi di mantenersi una poltrona? 

Parlavo all'inizio della creatività e del Rinascimento, che non nacque dal nulla ma reinterpretazione dei classici della bellezza greco romana, "reinterpretazione" appunto;  ecco cosa bisognerebbe fare:  tornare ai classici del pensiero sociale e della politica da Weber a Marx da Gramsci a Bobbio e rinnovarli a partire dalle sfide che una pandemia ci ha mostrato. Ne saranno capaci? ne saremo capaci? 

Maurizio Li Muli 



domenica 14 febbraio 2021

 San Valentino è un altra fregatura di Santa Romana Chiesa!

Oggi è San Valentino, la festa degli innamorati a cui è stato tolto il fuoco dell’amore e della passione.

A istituire questa festa dell’amore romantico, infatti, fu Papa Gelasio I nel 496. Lo scopo? Rimuovere l’eros, il selvaggio, il dionisiaco dalla vita dei cittadini. San Valentino, infatti, si sostituì ai Lupercalia, festa di purificazione collettiva in onore di Luperco, lupo sacro a Marte, che si svolgeva attorno al 14 febbraio. Si trattava di una festa dalle radici antiche, un rituale di protezione dal male. Era un evento complesso, che scardinava l’ordine costituito e ricordava la precarietà dell’esistenza e dei rapporti di potere. In sostanza, onorava la presenza inestinguibile dell’animale e del mistero nell’essere umano. L’uomo, non potendo completamente comprendere la potenza divina, si ritrova proiettato in un regno soprannaturale, scortato dai compagni iniziati, i quali ne annientano le doti mondane e ne risvegliano contemporaneamente quelle mistiche, conferendo all’individuo non solo un memento mori, ma anche una consapevolezza delle potenzialità magiche dell’essere mortale. I sacerdoti si sono trasmutati, similmente a come narrano le leggende dei primi sciamani paleolitici indoeuropei, signori di portenti e grandi conoscitori della magia: da uomini, sono diventati capre, tentando di somigliare al Dio Lupercus/Faunus/Pan, custode dei segreti silvani ed entità protettiva dei campi e dei raccolti, nonché ultimo vero patrono dei Lupercalia.

Dopo il banchetto rituale, consumato voracemente, tutti i sacerdoti, blandamente coperti dalle pelli di capra,si catapultavano rocambolescamente fuori dalla grotta brandendo lunghe listarelle, sempre in pelle caprina, chiamate februa o amiculum Iunonis, ottenute durante lo scuoiamento degli animali. In un frenetico giro attorno al Palatino, seguendo l’arcaica tradizione di tracciare l’invisibile quadrato sacro attorno ai greggi per proteggerli dai lupi, i sacerdoti assumevano una terza identità sacra, quella dei lupi stessi, divenendo così uomini capra/lupo. Onorando Pan Liceo, l’uomo diventava animale e dunque, si immergeva in una dimensione caotica ma allo stesso tempo dominata dalle leggi naturali, fattisi così baluardi e tramiti fra il mondo reale e quello magico, i sacerdoti principiavano la fase pubblica del rito. 
Una moltitudine di persone, soprattutto donne, giungevano attorno al Palatino ad assistere alla corsa sacra; in epoca arcaica, esse prestavano il ventre, invece, in tempi più recenti, solo le mani, affinché i sacerdoti bestia, detentori di un immane potere magico, potessero fustigarle con le fruste caprine e di conseguenza renderle fertili, come il suolo che già da qualche momento stavano battendo, con la medesima finalità, attorno alle pendici del sacro colle. Non deve stupire un simile approccio: la donna è assimilata alla Terra, mentre l’uomo è irrigatore e fertilizzatore di essa, tutto è secondo il volere cosmico. Tutto questo era inaccettabile per chi aveva il dovere di difendere la morale e la decenza, e si pensò bene di sostituire la festa dionisiaca e ancestrale del popolo con una celebrazione dell’amore tra persone civilizzate e pudiche. Di togliere dalla vita (anche quella di coppia) la potenza erotica. Il problema è che cancellando l’eros si può, al massimo, sopravvivere. È per questo che a San Valentino in tanti provano a riempire quello spazio lasciato vacante dall’eros con oggetti e regali, che però non potranno mai colmare la nostra fame di profondità.


sabato 21 luglio 2018

Il Cerchio e il Quadrato

 Le figure del cerchio e del quadrato sono al centro dell’opera della creazione secondo Platone. Leonardo da Vinci preferì invece collocare al centro della natura la figura della spirale.

Dal punto di vista simbolico viene comunemente affermato come il cerchio rappresenti la perfezione, la compiutezza, l’unione, ciò che non ha inizio né fine. Ad un esame superficiale potrebbe apparire che il simbolo cerchio non abbia le caratteristiche di uno specula in quanto, sprovvisto di angoli e di spigoli e in assenza di opposizioni come l’alto e il basso, simboleggia l’armonia, tuttavia, in seguito, alla fine di questa disamina, potremo concludere in modo difforme. In realtà il simbolismo del cerchio é molteplice, sia sovrumano che umano.

Il cerchio rappresenta la dimensione intellettuale e spirituale e, nella sua opposizione al quadrato, il cerchio incarna il cielo in rapporto alla terra, a tutto ciò che è materiale. Le potenzialità di rappresentazione simbolica del cerchio sono davvero molteplici. Dal ciclo perenne della vita, al movimento degli astri, fino alla successione delle fasi dell’evoluzione cosmica, che meglio verranno spiegate unitamente a una delle derivazioni del simbolo medesimo che è la spirale. Una prima specularità che possiamo desumere dal cerchio consiste nella sua funzione di separare la superficie interna definita e quella esterna infinita. Una delle spiegazioni del cd cerchio magico, cioè di quel segno rituale che il magus traccia con la sua verga, all’inizio di una pratica di tale tipo, è proprio nella delimitazione dell’area di influenza ove le forze della magia medesima debbano avere efficacia. 

Il centro è dellamcirconferenza è  in primo luogo, il principio, l’inizio, il luogo sacro dove si concentrano tutte le energie materiali e spirituali. Possiamo configurare la circonferenza,  intersecata da quattro raggi: col centro, che così diviene visibile come punto centrale di una croce, punto dal quale i raggi si dipartono, ma al quale anche convergono, a rappresentazione quindi del Principio da cui tutto trae origine e a cui tutto ritorna. Presso i popoli primitivi il cerchio col centro indicato da un punto divenne la raffigurazione del sole, origine della vita che conosciamo, anche a rappresentazione della precisa, se pure non dichiarata, conoscenza della collocazione del sole medesimo al centro dell’orbita terrestre, rappresentata dalla circonferenza. In tale specularità, quindi, il significato del Cerchio è quello di raffigurare il mondo distinto dal suo principio.

Numerosi autori si riferirono a questa specularità che descrive il rapporto tra Dio e la Creazione come quello esistente tra il Centro e il Cerchio. Ad esempio per Proclo i punti del cerchio si ritrovano al Centro che è il loro principio e la loro fine, mentre per Plotino lo stesso rapporto viene rappresentato dal concetto che il Centro è il padre del Cerchio. Ma è un mistico del ‘600 Johannes Scheffler, cioè Angelus Silesius[1] che nella sua opera Il Pellegrino Cherubico inserisce un verso assolutamente rivelatore delle implicazioni legate alla specularità del cerchio. Precisamente al capo III, epigramma 28[2], Silesio scrive:

Dio si celò in un grembo di fanciulla:

e fu allora che il punto avvolse il cerchio.

Nell’Alchimia iniziatica lo stesso simbolo, nella manifestazione della specularità tra centro e circonferenza diviene il simbolo dell’oro, inteso come Alfa e Omega delle operazioni alchemiche, cioè Principio e Fine delle medesime. Nella sua finzione di rappresentazione del tempo come una successione continua ciclicamente caratterizzata dal periodico ritorno all’origine il cerchio può diventare Ruota o Uroboro

Una analoga rappresentazione è quella del cerchio dello Zodiaco, figura dei cicli celesti, delle rivoluzioni dei pianeti e del ciclo annuale,  (vedi immagine n.4).

  • Il Quadrato

Secondo Plutarco, i pitagorici affermavano che il quadrato riuniva la potenza della madre degli dei, Rhea, nonché delle dee simboleggianti i quattro elementi, e cioè di Afrodite, l’acqua generatrice, di Hestia, il fuoco, di Demetra, la terra e di Hera, l’aria. 

Quindi il quadrato è il simbolo della terra, in opposizione al cielo, ma è anche, ad un altro livello, il simbolo dell’oggetto della creazione, terra e cielo, in specularità al creatore; cioè l’antitesi del trascendente. La sensazione di stabilità, ma anche di rigidità che ci trasmette il quadrato è funzionale alla rappresentazione di un mondo materiale rigidamente normato da leggi immutabili.

Per gli alchimisti il quadrato-mondo, sormontato dalla croce-Dio, simboleggiava la pietra filosofale. La simbologia del quadrato e quella del numero quattro sono spesso associate, ma i riferimenti relativi all’entità numerica saranno da noi trattati nel capitolo dedicato alla matematica. In questa sede sarà sufficiente e sinteticamente riportare che gli Ebrei avevano nel Tetragramma il Nome impronunciabile della Divinità (JHWH), mentre Pitagorici ponevano la tetraktys (e anche il quadrato di quattro, cioè sedici) alla base della loro dottrina. Giordano Bruno nel De Monade scrive per monadem, diadem, triadem decas exit. Et tetrade est primum solidi natua reperta. Primus pariter quadrangulus est par, justitiaeque typus. Et quamquam ipse Deus triades numero impare gaudet. Per tetradem cunctis tamem ipsum se explicat alte.

Il numero quattro è dunque , in certo modo, il numero della creazione divina; più in generale, è il numero dello sviluppo completo della manifestazione, sviluppo che si effettua, partendo dal centro immobile, secondo la croce, nelle direzioni cardinali che, nel quadrato, sono dinamicamente espresse dal numero quattro. Questo rapporto tra centro e quadrato, da considerarsi, in quanto specula tra creatore e creato, anche in termini sequenziali trova una suggestiva conferma nella circostanza che i luoghi sacri dei popoli nomadi venivano inizialmente predisposti o edificati in forma circolare, mentre le successive popolazioni stanziali iniziarono a concepirli in forma quadrata. La evoluzione solida del quadrato e cioè il cubo diventa la rappresentazione del fondamento di qualcosa. In alchimia quindi corrisponde all’elemento minerale, mentre nella dottrina massonica la pietra cubica implica il concetto di compimento dell’opera del cosiddetto compagno d’arte, meta ultima dello sgrezzamento da parte dello scalpellino della pietra grezza. La evoluzione solida del quadrato, cioè il cubo, diventa la rappresentazione del fondamento di qualcosa. In alchimia quindi corrisponde all’elemento minerale, mentre nella dottrina massonica la pietra cubica implica il concetto di compimento dell’opera del cosiddetto compagno d’arte, meta ultima dello sgrezzamento da parte dello scalpellino della pietra grezza. Il medesimo significato di fondamento o di stabilità ritroviamo nel simbolo della Ka’ba della Mecca che è una pietra cubica.

Quindi nella tradizione islamica, il quadrato e la tetrade occupano un posto ugualmente importante visto che il suddetto simbolo supremo dell’Islam, la Ka’baè un blocco quadrato che esprime il numero quattro. Nelle tariqa[3] più riservate l’Islam viene rappresentato come un edificio, laddove il tetto è il riconoscimento dell’unicità di Dio, mentre i quattro pilastri sono la preghiera rituale, la tassa, il digiuno annuale e il pellegrinaggio alla casa di Dio. Alla Mecca, il cubo nero della Ka’ba è posto in uno spazio circolare bianco, e la processione dei pellegrini, rito fondamentale del Pellegrinaggio, è essenzialmente costituito da giri intorno al quadrilatero che finiscono per tracciare intorno al cubo nero un cerchio di preghiera ininterrotta..La Ka’ba nel suo schema simbolico presenta quattro linee che vanno dal centro ai quattro angoli; è orientata sull’asse dei quattro punti cardinali; e ognuno dei suoi quattro angoli porta un nome distinto.

Nella letteratura popolare viene denominata anche ombelico della terra, in analogia con l’omphalos di Delfi. Ibn Al’ Arabi[4] considera la Ka’ba come il Trono di Dio, intorno al quale girano gli angeli (Corano, 29, 75). Lo stesso autore relativamente alla Ka’ba stessa considera il cuore dell’uomo come la casa di Dio.

Anche il cuore degli uomini ordinari è quadrato, perché essi hanno quattro possibilità d’ispirazione: divina, angelica, umana e diabolica; mentre il cuore dei profeti ha invece soltanto tre lati, perché essi sono estranei a ogni tentazione diabolica. Analogamente la Ka’ba, che ha apparentemente quattro lati, in realtà ne ha soltanto tre, perché una sua parte è semicircolare. E ancora la stessa casa araba è quadrata, come della stessa forma è il luogo di riunione dei fedeli con l’aggiunta di una cupola che consentiva il passaggio dal quadrato al cerchio, la sacralizzazione. Ma molti spazi sacri hanno forma di quadrato: altari, templi, città ed accampamenti militari, come ad esempio la piazza pubblica di Atene o la stessa Roma (come riporta Plutarco, per il quale essa era al tempo stesso un cerchio e un quadrato), che pur avendo alla fine una forma circolare, venne chiamata urbs quadrata o Roma quadrata. Anche nella tradizione cristiana il quadrato rappresenta l’universo creato in contrapposizione al cerchio che rappresenta il principio creatore. In tale tradizione il quadrato si trova frequentemente iscritto all’interno del cerchio per rappresentare la dipendenza della terra dal cielo.

Nel cristianesimo l’uomo quadrato per eccellenza sarà il Cristo, nella sua dimensione di verbo incarnato. Negli scritti e nei disegni a noi pervenuti, Villard de Honnecourt, architetto del XIII secolo, ci dà l’esempio di una pianta di una chiesa cistercense del XII secolo, tracciata ad quadratum. Una chiesa, ad quadratum si inscrive in un rettangolo; la sua lunghezza si compone di tre quadrati e la sua larghezza di due quadrati di uguale misura. La pianta della chiesa cistercense ha 12 misure uguali nel senso della lunghezza e otto nel senso della larghezza, cioè si ha il rapporto dodici ottavi che è uguale a tre mezzi. Nella Guida dei Pellegrini a San Giacomo di Compostella la chiesa viene paragonata a un corpo umano: nella navata maggiore i transetti costituiscono le braccia e le dimensioni vengono calcolate in funzione di  misure umane.

Ma una delle concezioni più antiche della forma simbolicamente quadrata della terra e dello spazio la possiamo ritrovare nella tradizione cinese, dove ogni oriente è dominato da una montagna cardinale, e tutto lo spazio materiale è definito dalle quattro dimensioni yang, parola che, peraltro, essa stessa significa anche quadrato. Lo spazio quadrato si divide in province quadrate, conformemente al quadrato magico di Yu il Grande, o, secondo il Chou-li, in campi quadrati. La città, centro dello spazio, è quadrata, con quattro porte cardinali; i vassalli vi sono ricevuti alle quattro porte e si raccolgono in quadrato se si tratta di ristabilire il giusto ordine del mondo.

Anche nella più remota tradizione indiana la terra, misurata dai suoi quattro orizzonti è quadrata, divisa nelle quattro regioni, occupate da quattro caste, dalle quattro braccia o dalle quattro facce della Divinità: le quattro braccia di Vishnu, e di Shiva o di Ganesha; ad Angkor. In tale tradizione è presente una ulteriore specularità tra cerchio e quadrato che inverte le parti: se il quadrato è fissazione, cristallizzazione dei cicli celesti, il medesimo può anche, all’inverso, significare l’immutabilità del principio in rapporto al movimento circolare della manifestazione che invece diviene la parte mutabile, legata alla manifestazione materiale.

Tale considerazione ci offre lo spunto per introdurre il tema della natura di specula del quadrato inteso anche singolarmente e non solo considerato unitamente al cerchio. Anche a riguardo della specularità propria specificamente del quadrato, il riferimento da prendere in considerazione è la relazione tra centro e perimetro del medesimo. Anche se il centro non è visibile, lo può divenire facilmente congiungendo con due rette le giunture dei suoi quattro lati. In tal modo emerge come (al contrario del cerchio dove siamo tutti tendenti a porre in risalto il centro iscrivendo due diametri che formino una croce verticale), posizionando il quadrato nella posizione usuale che vede in basso uno qualunque dei suoi quattro lati, la croce che deriva dalla congiunzione dei vertici è una croce inclinata, quella che noi abbiamo già definito e descritto negli scorsi articoli come croce di Sant’Andrea.

domenica 25 marzo 2018

Quando l'uovo si schiuse, il Signore Brahma lo rese manifesto per mezzo dell'Aum, la sillaba che permise il soffio vitale originario



Così diffuso nell'alimentazione quotidiana, e fonte di proteine alternative alla carne, l'uovo è un oggetto così comune nelle nostre case che difficilmente potremmo fermarci a riflettere sul suo profondo significato simbolico, radicato in tutte le culture e in tutte le epoche, che esso porta con sé. Concetti come l'«Uovo Cosmico» o «Uovo del Mondo», ad esempio, diffusi in tutte le culture più antiche, esprimono un significato cosmologico profondo che, ad esempio, hanno anticipato già seimila anni prima di Cristo, concetti scientifici come la Teoria del Big Bang solo recentemente entrata nel novero delle conoscenze scientifiche e accettate come tali. Come simbolo di fecondità e di vita eterna, l'uovo viene raffigurato in opere d'arte come quadri e statue; nell'arte cristiana, un uovo posto in mano alla Madonna o a Maria Maddalena assume degli aspetti simbolici del tutto particolari che sono poi confluiti simbolicamente in tutta la tradizione associata alla festa della Pasqua. Nell'Alchimia, come «Uovo dei Filosofi», l'uovo è il ricettacolo di quella trasformazione, interiore, da materia grezza a oro filosofale, la cosiddetta Grande Opera. Tanti significati diversi, dunque, ma solo in apparenza, come si potrà evincere al termine di questo studio, dal quale si potrà capire anche come la figura dell'Uovo sia frequentemente associata a quella del Serpente, un archetipo universale che rappresenta, in estrema sintesi, le forze cosmiche della Natura e la rigenerazione per mezzo di esse.
Fertilità e culti della dea
Pensando ad un uovo, immediatamente viene in mente la gallina, e con essa il pulcino che ne nascerà, ma in linea generale, vedendolo come mezzo di propagazione della vita in molte specie animali, l'uovo è normalmente considerato come un ricettacolo di vita, un involucro chiuso ermeticamente da un guscio coriaceo all'interno del quale una nuova vita si forma maturando nel tempo, per poi riemergerne al momento opportuno, dopo averne frantumato il guscio dall'interno.
Dunque l'uovo, nella sua forma perfetta, senza principio né fine come una sfera, e nel quale, tuttavia, è ben distinguibile una direzione, o orientamento, lungo un asse verticale attorno al quale si sviluppa la sua simmetria cilindrica, è un simbolo universale di fecondità, di vita eterna e di resurrezione.
È altresì associato al Femminile, perché è la Donna a produrre l'ovulo il quale, fecondato, darà origine alla nuova vita. È per questo che negli antichi culti della Grande Madre troviamo questa forma richiamata sia nelle statue (vedi la forma rotondeggiante di certi attributi della fertilità di alcune statuine rappresentanti la Grande Madre, come i seni, i glutei e la pancia), sia negli stessi templi di culto (come nel caso delle camere di forma ovale dei templi megalitici di Malta, presso Hagar Qim e Mnajdra).
Ancora, ritroviamo il tema simbolico dell'uovo, principio femminile, e della lancia, l'equivalente maschile, nei cornicioni decorativi di moltissimi templi, sia antichi sia moderni (vedi, ad es., la Chiesa di Santa Maria del Priorato, a Roma). 
L'Uovo Cosmico, origine del Mondo
Nell'analogia che nella Tradizione Ermetica accompagna, da sempre, la dimensione microcosmica, riferita all'Uomo, a quella macrocosmica, riferita al Mondo, l'uovo come origine della vita diventa l'uovo che dà origine al cosmo, l'«Uovo Cosmico», o «Uovo del Mondo».
Ad esempio, restando in tema dei culti della Grande Madre, è significativo citare un mito, riferito alla dea Eurinome (la Cibele dei Frigi), proveniente dalla tradizione Pelasgica. Si dice che la Dea, in principio emerse nuda dal Caos primordiale. Non trovando dove poggiare i piedi, divise il cielo dal mare e cominciò a danzare sulle sue onde, spostandosi in questa sua danza in direzione sud. Avvertendo, alle proprie spalle, il vento del nord che soffiava, le parve una cosa nuova e meravigliosa, e decise così di dare atto alla creazione. Ella afferrò il vento del nord, e lo sfregò tra le sue mani finché esso non prese la forma di un serpente, Ofione. Continuando a danzare in modo sempre più selvaggio e sensuale, finì per attrarre il desiderio del serpente, che infine l'avvolse nelle sue spire e si unì a lei. La Dea, trasformatasi in colomba, volò sul pelo dell'acqua e depose su di esse un uovo, comandando al serpente di avvolgerlo per sette volte. Ciò fatto, l'uovo cosmico alla fine si dischiuse, lasciando uscire tutte le cose del creato. In seguito a quest'atto il serpente inorgoglito cominciò a ritenersi egli stesso creatore, piuttosto che strumento della creazione, e la Dea irata per tanta superbia lo relegò al buio delle caverne.
Questo mito, dal quale traspare già il legame del serpente con le forze creatrici, in seguito relegate al mondo sotterraneo (il mito delle correnti telluriche), è assai simile ad uno ancora più antico, citato nei Veda, le quattro raccolte sacre di inni della tradizione induista portata in India dagli invasori provenienti dal nord ("Veda" è un termine sanscrito che significa "Sapere"). In esso si narra della dea Vinata, che guarda nella direzione in cui il limite dell'oceano si unisce con il cielo: dall'uovo cosmico che essa depone nasce un essere alato la cui prima opera sarà quella di riscattare la madre dal potere dei serpenti.
Nelle dottrine metafisiche degli induisti d'Oriente, quando Brahma si racchiude nell'Uovo del Mondo (Brahmanda), forma il germe primordiale della vita cosmica, chiamato "Hiranyagarbha", un nome che letteralmente significa "Germe d'oro" (una terminologia sulla quale torneremo, più avanti). In un passo dei Rig Veda (il "Libro dei Versi", uno dei quattro Veda), si afferma in proposito: "In un'oscurità profonda, come abisso tenebroso senza luce, il Germe che dormiva ancora nel suo involucro d'oro esplose, come unico essere, per il calore ardente". Questo testo, che risale ad un periodo compreso tra il 6000 e il 4000 a.C., ricorda troppo da vicino la moderna teoria del Big Bang secondo cui l'universo intero ha preso vita dal nulla da un'esplosione iniziale nel quale l'Energia pura ha cominciato a trasformarsi in Materia, una teoria che gli scienziati hanno cominciato a scoprire solo a partire dagli anni '20 del 1900.
Come archetipo cosmogonico, l'Uovo del Mondo è presente in moltissime altre culture. Per la religione taoista cinese (IV sec. d.C.), si descrive il mito di Pangu, il creatore del mondo. Narra il mito che all'inizio c'era solamente il Caos, che ad un certo punto si coagulò in un Uovo Cosmico impiegando in questo processo 18.000 anni. All'interno dell'uovo i principi primordiali Yin e Yang si stabilizzarono fino a che non raggiunsero l'equilibrio. A questo punto, da questo equilibrio perfetto emerse il dio Pangu, un essere gigantesco dall'aspetto selvaggio, villoso e provvisto di corna (come il dio greco Pan, si noti la sottile analogia anche etimologica). Esprimendo il desiderio di creare, 
Pangu prese una pesante ascia e con essa spaccò in due l'Uovo Cosmico, creando dalle due metà la Terra (Yin) e il Cielo (Yang). Pangu mantenne il Cielo e la Terra separati ponendosi tra essi e sorreggendo il cielo al di sopra della terra, e nel frattempo cresceva e li separava sempre più, in un processo che durò altri 18.000 anni. In questa operazione fu aiutato da quattro creature: una tartaruga, il Qilin (un essere cornuto simile ad una Chimera greca), la Fenice e un dragone. Al termine del periodo, Pangu terminò la creazione trasformando il suo respiro in vento, la sua voce in tuono, il suo occhio sinistro nel sole, quello destro nella luna ed infine il resto del suo corpo in montagne e tutta la superficie terrestre.
Nel Buddismo Zen dall'antico Giappone, all'inizio dei tempi era solo il Caos, racchiuso all'interno di un uovo al cui centro si celava il seme creatore.
Presso i Celti, l'uovo cosmico si chiamava Glain, ed era un uovo di colore rosso deposto su una spiaggia da un rettile marino.
Per i Bambara (l'etnia principale del Mali) in origine c'era un uovo vuoto che successivamente si è riempito e si è sviluppato in seguito all'azione di un soffio creativo dello Spirito.
Nel mito polinesiano Vari-Ma-Tetakere vive in una noce di cocco cosmica: si tratta di un adattamento regionale ma tuttavia si noti che anche la noce di cocco ha in realtà la forma di un uovo.

Infine, presso gli antichi Egizi, il mito si esplica nella figura della Fenice, un uccello leggendario che può vivere fino a 500 anni e che, sentendosi prossimo alla morte, si ritira in un luogo isolato e costruisce un nido a forma di uovo su una quercia, o una palma, intrecciando insieme ai ramoscelli anche arbusti di piante odorose, come l'incenso e lo spigonardo. Entrata nel nido, lasciava che il sole la incendiasse e la facesse bruciare completamente. Dopo la combustione completa, dalle ceneri rimaste emergeva una larva, o un uovo, che il sole faceva rapidamente crescere e maturare nell'arco di tre giorni. Da questo uovo rinasceva poi la nuova Fenice, giovane e potente, che volava via verso Heliopolis e andava a posarsi sull'Albero Sacro.

L'Arcano XXI - Il Mondo
L'ultimo arcano dei Tarocchi, contrassegnato dal n. 21, è "Il Mondo". La carta che lo rappresenta raffigura una donna nuda al centro di una corona a forma di uovo. Intorno ad essa, esternamente, stanno i simboli del Tetramorfo (un uomo, un aquila, un leone ed un toro). La donna tiene in mano due bacchette ed ha le gambe incrociate. In questa posizione con le braccia allargate, che formano un triangolo, l'intera figura richiama il simbolo alchemico dello Zolfo. Inoltre, i genitali sono coperti perché in realtà la figura è un androgino.
Orfismo, Mitraismo e misteri Dionisiaci
L'idea dell'Uovo come origine del cosmo è, similmente, alla base della cosmogonia dei Misteri Orfici. Secondo una tradizione, riportata da Damascio ("De Principia"), in principio esistevano tre forze primordiali: Chronos (il Tempo), Aither (l'Aria, o Pneuma, ossia il Soffio Vitale) e Chaos (il Caos). La creazione ebbe inizio quando Chronos fabbricò all'interno dell'Aria un Uovo, dal quale uscì Phanes, il Brillante, ossia la Luce. Phanes si accoppia successivamente con la Notte e dalla loro unione ebbero origine il Cielo e la Terra.

Nel corso di alcuni scavi archeologici condotti presso il sito mitraico di Housesteads, una località nella contea di Cumbria, in Inghilterra, in prossimità del Vallo di Adriano, fu ritrovata una statuetta in pietra raffigurante il dio Mitra che emerge da un anello zodiacale a forma di uovo. Il ritrovamento ha fatto supporre che nel culto mitraico il dio possa essere stato assimilato al dio-creatore orfico Phanes, che emerse dall'uovo cosmico per generare l'universo. Ad ulteriore conferma di questa ipotesi, si può citare un bassorilievo esposto presso il Museo Estense di Modena, che raffigura il dio Phanes che esce da un uovo, circondato dal cerchio dello Zodiaco (v. immagine a lato). Le tradizioni descrivono a volte il dio Mitra come nato, o spesso rinato, da una pietra (la cosiddetta 'petra genitrix') a forma di uovo attorno alla quale è attorcigliato il serpente cosmico. Si noti così il parallelo tra la tradizione pelasgica del serpente, avvolto in sette spire, attorcigliato all'uovo cosmico, ed i sette gradi di iniziazione del culto di Mitra. Si consideri inoltre la teoria dei Chakra, ugualmente in numero di sette, dislocati lungo tutto il corpo umano a partire dal più basso, che ha sede nell'osso sacro, al più alto, corrispondente alla sommità del cranio. Anche qui l'energia cosmica che percorre i sette Chakra nel rito di iniziazione è raffigurata come un serpente, il Kundalini, che risale i Chakra lungo la colonna vertebrale. Si noti, altresì, la somiglianza col simbolo del Caduceo, emblema di Mercurio (il custode del primo grado mitraico), con i due serpenti attorcigliati attorno al bastone (la colonna vertebrale) in sette nodi, l'ultimo dei quali, costituito dalle teste fronteggiate dei due rettili, culmina, a seconda delle rappresentazioni, in una sfera, spesso munita di ali (simbolo dell'elevazione).
Analogia tra il simbolo del Caduceo e i sette Chakra
Nei Misteri Dionisiaci, le Baccanti celebrano il dio danzando con il tirso, il bastone al quale sono attorcigliate i pampini della vite, e che culmina con una pigna, simbolo della conoscenza. È il medesimo simbolo, e non è un caso che la ghiandola pineale, la sede del sesto Chakra, laddove al culmine del processo iniziatico si aprirà il Terzo Occhio, quello della Conoscenza, sia chiamata così in relazione alla sua forma che ricorda appunto quella di una pigna. Ed arriviamo, dunque, a chiudere il cerchio, con l'immagine di un bassorilievo, esposto presso il museo di Carlisle, ancora in Cumbria, nell'Inghilterra del Nord, che raffigura il serpente cosmico avvolto in spire attorno ad una gigantesca pigna, che ha la forma di un uovo.
Omphalos in forma di pigna con serpente
Museo di Carlisle, Cumbria, Regno Unito)
L'Omphalos
Questa pietra in forma di uovo (o pigna) attorno alla quale è avvolto un serpente non è altri che un Omphalos, una pietra sacra posta in corrispondenza di un luogo consacrato (come il betilo, Beth-El, cioè la "Casa di Dio", che Giacobbe unse e innalzò come stele nel luogo "terribile" ove aveva sognato la scala che univa la Terra al Cielo).
La pietra sacra di Kermaria, quella su cui è scolpito in bassorilievo il simbolo del "Centro Sacro" e della quale avevamo parlato proprio in merito a quel simbolo, reca sul basamento una linea ondulata che la circonda su ogni lato, e che richiama ancora una volta l'idea del serpente avvolto attorno alla pietra.

Nel cortile antistante la chiesa di Santa Maria della Libera, presso Aquino (FR), è stata posta una pietra a sé stante dalla caratteristica forma ad uovo. Messa lì, in quella posizione, la pietra non può che avere funzione simbolica di Omphalos, di marcatore di un centro sacro, come d'altronde la presenza di numerose Triplici Cinte, ognuna diversa dall'altra, lascerebbe sottintendere.
Di esempi se ne potrebbero fare ancora tanti, ma il concetto dovrebbe essere ormai chiaro, e questo ulteriore senso simbolico attribuibile all'Uovo non andrebbe dimenticato.

L'«Uovo Filosofale» degli Alchimisti


Il Rebis che tiene in mano l'Uovo Filosofale
(Solomon Trismosin, Splendor Solis, 1513)
Abbiamo visto precedentemente che il germe primordiale della vita cosmica secondo le dottrine dei Veda è chiamato "Hiranyagarbha", letteralmente «Embrione d'oro», ed esso si trova all'interno dell'Uovo del Mondo (Brahmanda) quando Brahma vi si rinchiude dentro. Questa terminologia, che certamente deriva dall'osservazione pratica che, in un uovo reale, il vero germe della vita è contenuto nel tuorlo, che è di colore giallo-ambrato, ricorda molto da vicino la terminologia alchemica.
In effetti, esiste nel gergo e nel simbolismo alchemico il concetto di «Uovo Filosofale», che è la storta nella quale viene posta la Materia Prima e con la quale si procede alla Grande Opera nella cosiddetta "via umida", più lunga ma più sicura, contrapposta alla "via secca" in cui si opera con il crogiolo. Questo Uovo viene poi rinchiuso all'interno dell'Athanor, il forno tipico per le operazioni alchemiche, chiamato simbolicamente con diversi nomi, come Torre, Prigione o Caverna. In questo ruolo, dunque, l'Uovo Filosofico fa le veci simboliche dell'Uovo del Mondo mentre l'Athanor, nella solita corrispondenza microcosmo-macrocosmo diviene assimilato al "cosmo"
La "Materia Prima"
(Basilio Valentino, Azoth, 1613)
L'illustrazione qui sopra, estratta da un trattato di Basilio Valentino ("Azoth, sive Aureliae Occultae Philosophorum", Francoforte, 1613), mostra il Rebis, l'Androgino ermetico, circondato dai simboli planetari, che sormonta il drago. Il tutto è racchiuso in una forma ad uovo. Scrive l'alchimista nel testo di accompagnamento dell'immagine: “Io sono l'Uovo della Natura, che soltanto i Sapienti devoti e modesti conoscono, ed essi fanno nascere da me il microcosmo”.
L'Uovo dei Filosofi
(Michel Majer, Scrutinium Chymicum, 1687)
Quando l'Uovo finalmente si dischiude, le due metà del guscio rappresentano, quella superiore, il Cielo, e quella inferiore, la Terra. La suddivisione dell'Uovo ad opera del filosofo è ben rappresentata in questa incisione allegorica, tratta da un trattato del filo-rosacrociano Michel Majer, lo "Scrutinium Chymicum". La rottura dell'Uovo, contenente il pulcino (la Pietra Filosofale) doveva avvenire per mezzo del fuoco (la spada). L'edificio quadrato sulla sinistra, dal quale provengono delle fiamme, non è altro che un'altra raffigurazione simbolica dell'Athanor, e si noti anche il numero dei merli sopra il muro di fondo, che è, ancora una volta, sette.
Dalla "Turba philosophorum", testo alchemico anonimo, tradotto dall'arabo, del XII sec., è tratto il seguente brano che allude al simbolismo alchimistico dell'Uovo e dei colori alchemici: «Sappiate che la nostra materia è un uovo; il guscio è la nave, e all'interno è bianca e rossa; lasciatelo covare dalla madre sette settimane o nove giorni, o tre giorni, o una, o due volte, oppure sublimatelo come vorrete, per 280 giorni. Nascerà un pulcino dalla testa rossa, le piume bianche e i piedi neri…».
La casella n. 52 in tre diversi tavolieri di Giochi dell'Oca
È anche significativo osservare che nel Gioco dell'Oca, un gioco che racchiude un vasto e complesso simbolismo esoterico, la casella n° 52 è chiamata la Prigione, o la Barca, o l'Arca. È una casella in cui il giocatore, se vi cade accidentalmente, deve rimanere finché un altro giocatore non giunga a liberarlo, oppure, in altre versioni, se ottiene determinate combinazioni di punti con i dadi. Alchemicamente, come abbiamo visto, la Prigione è un'allegoria del forno, entro il quale si pone l'Uovo Filosofico per procedere alla Grande Opera. L'Arca, in riferimento all'imbarcazione costruita da Noè per scampare al Diluvio Universale, è un simbolismo analogo, perché anch'essa, contenendo le coppie di animali che rigenerandosi daranno inizio alla nuova vita dopo il Diluvio, contiene dunque al suo interno il Germe della Vita, come un uovo.
Leda, il Cigno e i Dioscuri
Leda e il cigno, Jacopo Carrucci da Pontormo
(olio su tavola, 1512-1513, Galleria degli Uffizi, Firenze)
Nella mitologia greca, l'uovo viene contemplato nel mito di Leda. Secondo una delle versioni più semplici di questo mito, Leda, la regina moglie di Tindaro, re di Sparta, si trovava sulle sponde del fiume Euroto quando Zeus, invaghitosi di lei, la sedusse sotto la forma di un candido cigno e si accoppiò con lei. Le cose si complicarono quando quella stessa notte Leda giacque anche con suo marito. Il risultato fu che Leda partorì un uovo allo schiudersi del quale nacquero due gemelli, Castore e Polluce, insieme alla bellissima sorella Elena (che diverrà poi Elena di Troia). Secondo un'altra versione, le uova partorite da Leda furono invece due: da uno nacquero Castore e Polluce, dall'altro Elena e Clitennestra. La complicazione fu che mentre Polluce ed Elena erano figli di Zeus, Castore e Clitennestra avevano per padre Tindaro. Castore e Polluce, anche noti come i "Dioscuri", sono commemorati nella costellazione dei Gemelli, ed è ad essi che, nella successiva trasposizione cristiana, si sono ispirate le leggende dei due santi Cosma e Damiano, protettori dell'ordine medico.
A commemorazione di questo mito, a Sparta, presso il tempio detto delle Leucippidi, si venerava il guscio spezzato di un uovo gigante, appeso con un filo sulla volta, che si riteneva essere l'uovo fatto da Leda. Questo tema verrà ripreso durante il Rinascimento dal pittore Piero della Francesca, che immortalerà l'uovo nella sua famosa "Pala di Brera".